BISOGNO DI SOLDI? di Sergio DIANA

L'amico Sergio Diana ha recentemente pubblicato sul sul Blog un articolo che quì riproponiamo perchè ci pare assai sintomatico di come i finanziamenti alle imprese ed in genere alla crescita economica (cioè del PIL) non diano in effetti alcuna garanzia di crescita del BIL.

 

Buona Lettura.

 

BISOGNO DI SOLDI?

Niente paura, mamma Europa continua ad impinguare le nostre casse, nonostante la Sardegna sia uscita dal mitico "obiettivo 1" e, avendo superato la soglia del 75% del PIL pro capite della media comunitaria, risulti oggi, pare, più prospera e felice. Dal 2007 al 2013 sono oltre 1,7 i miliardi di € da spendere attraverso il Programma operativo regionale (POR) finanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr). Nello stesso periodo, attraverso il Programma Operativo co-finanziato dal Fondo Sociale Europeo, verranno programmati in Sardegna oltre 700 milioni di €. A questi vanno aggiunti i circa 161,98 milioni di € programmati attraverso il nuovo Programma Operativo Transfrontaliero Italia - Francia "Marittimo",  nel quadro del nuovo "obiettivo Cooperazione territoriale europea". Le nostre campagne, sempre nello stesso periodo, attraverso il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) beneficeranno di circa 1.565.962.307 €, di cui 551.250.000 € tramite il Fondo Europeo Agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) a cui vanno sommate le risorse programmate nel quadro del FEP (Fondo Europeo per la Pesca). Infine, il ruolo di centralità che la nostra Isola vorrebbe avere nell'Area Mediterranea, verrà stimolato dalla gestione di  ENPI (Strumento Europeo di Vicinato e Partenariato), che  avrà una dotazione complessiva di oltre 173 milioni di euro. Con tanto danaro a disposizione é grande la soddisfazione dei nostri amministratori. Ma a pochi viene il dubbio che il problema non siano i soldi. Infatti, dagli anni 80 (erano i tempi dei cosiddetti Programmi Integrati Mediterranei - PIM) sulla Sardegna si è riversata una marea di danaro europeo e nazionale. Con meno della metà di quei quattrini altre regioni, entrate nell'UE dopo di noi, hanno migliorato sensibilmente il benessere dei propri abitanti. Qui da noi i risultati sono dinanzi agli occhi di tutti(1).

Il danaro non manca ma il malessere aumenta, insieme al nostro PIL.

A QUALI CONDIZIONI?

Competitività, crescita, sviluppo, empowerment. Ecco le parole magiche. Oggi spesso stemperate dall'aggettivo "sostenibile". Parole magiche, sempre alla moda, che la nostra Isola continua imperterrita ad applicare allegramente da decenni, senza cercare di capire se, quelle mode, si adattano alla nostra realtà, alla nostra cultura ed alla nostra mentalità. Una cultura millenaria fatta di silenzio, lentezza, serenità, pace; caratterizzata dal mangiare, dal vivere e dall'abitare sano, in un rapporto armonioso e rispettoso della natura. Le differenze di lingua, di tradizioni e di campanile, anche tra comunità distanti 50 metri l'una dall'altra. Le isole nell'Isola che fanno della Sardegna "quasi un continente". Questi ed altri aspetti come si conciliano con la velocità, il rumore, la corsa, la crescita, la competitività, l'empowerment a tutti i costi, che chi programma le risorse finanziarie per noi ci impone da tanto tempo? Correre, correre, per andare dove? Nessuno lo sa. Nessuno ce lo dice.

Eppure hanno fallito. Un fallimento continuo, dagli anni ottanta ad oggi. Uno spreco vergognoso di risorse pubbliche. La prova provata della concezione meccanicistica della "vecchia economia" che, come una "giostra circolare" costituisce un circolo chiuso che si  autosostiene a discapito di tutto il resto(2).

Ma l'importante, in fondo, è che il PIL aumenti.

PER FARE COSA?

Sviluppare la "società dell'informazione" con particolare attenzione agli aspetti chiave per lo sviluppo del territorio. Sviluppare e migliorare l' inclusione, i servizi sociali, l'istruzione e la Legalità, investendo anche sugli esseri umani considerati un "capitale". Affrontare le problematiche energetiche,  ambientali, culturali e turistiche anche rafforzando le sinergie tra tutela dell'ambiente e la crescita; sviluppare la competitività, puntando soprattutto sulla ricerca, sullo sviluppo tecnologico e sull'innovazione, soprattutto per promuovere lo sviluppo e la competitività del sistema produttivo regionale e far crescere le imprese. Migliorare la competitività del sistema agricolo e forestale nel rispetto della sostenibilità ambientale e della salvaguardia del paesaggio rurale, diversificando l'economia rurale attraverso programmi integrati di sviluppo rurale; investire sui grandi agglomerati urbani, attrattori di sviluppo, di crescita e di sana competizione.....

Nulla di nuovo, insomma. Ripercorrendo le precedenti programmazioni dei fondi strutturali in Sardegna (1994-99, 2000-2006) si assiste ad una noiosa ripetizione degli stessi concetti, conditi oggi con qualche aroma di sostenibilità e di considerazione verso la qualità della vita che, soprattutto in ambito rurale, è stata senz'altro quella (illusoria) di pochi astuti politicanti e portaborse che hanno gestito, e gestiscono, le risorse europee in funzione dei loro stipendi. Interessante per l'Isola l'opportunità che si è presentata attraverso ENPI (European Neighbourhood and Partnership Instrument). Senza scendere nel merito circa il modo in cui la nostra amministrazione ha programmato quelle risorse, è importante sottolineare che questo programma dovrebbe operare soprattutto in un'ottica di cooperazione e di "trasferimento di competenze" e di "buone prassi" dai paesi "più sviluppati" (quelli dell'UE), verso i paesi "meno sviluppati"  dell'altra sponda del Mediterraneo(3),  al fine di promuovere lo sviluppo socio-economico nelle regioni situate su entrambi i versanti comuni. Le buone prassi da trasferire riguarderebbero: lo sviluppo socio-economico ed il rafforzamento dei territori; la sostenibilità ambientale a livello di Bacino; migliori condizioni e le modalità di circolazione delle persone, dei beni e dei capitali; il dialogo culturale e la governance (altra parola molto di moda) a livello locale.

Dunque, tanto, tanto danaro per la crescita, lo sviluppo e la competitività. Termini che, ossessivamente, ricorrono non solo nei testi programmatici che ho citato e nei programmi e nei discorsi dei politici ma anche  nell'immaginario degli amministratori locali che, anche nei piccoli e piccolissimi comuni sardi destinati a scomparire, vedono in quelle parole la "cura" per i loro problemi. Ed è così che, un ben attrezzato esercito di consulenti e esperti, ben retribuito e spesso pilotato e guidato dal "continente", continua a seminare sviluppo e competitività laddove, con molta probabilità, non serve a nulla. Si moltiplicano quindi senza tregua i piani strategici a livello comunale e provinciale, i Piani integrati d'Area (PIA), i Progetti integrati territoriali (PIT), i Gruppi di Azione Locale (GAL), ecc...

Il tutto con l'obiettivo principale imprescindibile dell'aumento del PIL!

INTRODURRE ELEMENTI DI DECRESCITA

Sarebbe stato bello poter intervenire "a monte", avendo la possibilità di porre in discussione talune, spesso scellerate, scelte programmatiche. Ma nonostante quello del partenariato sia uno dei principi cardine della Politica di Coesione dell'UE, il coinvolgimento degli interessati (primi fra tutti i cittadini e le cittadine) nelle fasi di elaborazione dei programmi (e, oserei dire, nelle fasi di predisposizione della stessa disciplina che governa il funzionamento dei fondi comunitari(4)) viene da sempre trascurato o vissuto come una inutile e complicata formalità. Non ci resta dunque che intervenire, sommessamente, umilmente ma con determinazione, nel momento in cui la programmazione entra nel vivo della progettazione. E' quello il momento in cui, con l'uscita dei tanto attesi bandi di gara, gli amministratori dei nostri territori (rigorosamente assistiti dal suddetto esercito di "esperti") si mobilitano per presentare i loro progetti "di sviluppo". E' in quel contesto che si producono i danni maggiori ed è in quel contesto che, forse, si può aggiustare qualcosa o accompagnare qualche territorio - amministrato da persone "illuminate" - verso il sentiero della decrescita, del benessere e della felicità dei propri abitanti. Per esperienza, un'operazione non particolarmente complessa della cui utilità non pare difficile convincere gli amministratori, è quella di iniziare a prendere in considerazione, nei propri piani di sviluppo, non più solamente l'aumento del PIL ma altri indicatori che siano effettivamente in grado di misurare la concretezza e l'efficacia degli interventi progettati, in termini di miglioramento effettivo del benessere e della felicità delle persone(5).

PROPOSTE

Sono tanti, per fortuna, i giovani in gamba e ben preparati sensibili ed in grado di gestire e applicare queste tematiche. Si tratta di organizzarsi ed iniziare, con un approccio timido, umile e silenzioso - ma allo stesso tempo concreto, determinato ed efficace - a diffondere il discorso sulla Decrescita e ad insinuarlo nei processi  di sviluppo che si attiveranno in Sardegna attraverso la nuova programmazione. Si tratta, in sostanza, di spingere affinché la Sardegna, affrancandosi anche dagli schemi programmatici imposti dall'alto, re-inventi il proprio futuro e, diventando finalmente protagonista, si organizzi in vero e proprio LABORATORIO DELLA DECRESCITA. Qui la si potrà sperimentare, trasferendovi le numerose "buone prassi" già avviate in altre parti del mondo, riscoprendo e valorizzando quelle che la nostra stessa cultura ci ha regalato nei secoli e creandone di nuove, applicandole nei nostri territori anche al fine di dimostrare che la Decrescita funziona! Per far questo è auspicabile che, anche qui in Sardegna, venga creata una RETE PER LA DECRESCITA. Un bel gruppetto di persone ha iniziato a lavorarci e presto sarà pronta una bozza di statuto. Chi è interessato/a si faccia vivo.

PS: il discorso che ho fatto non vale solo per la Sardegna ma, ritengo, per l'intero Mezzogiorno.


 


(1) Peraltro mirabilmente riassunti nello stesso POR FESR 2007-2013: "La situazione che emerge dalla suddetta analisi può essere così sintetizzata: - una popolazione di dimensioni limitate che presenta saldi naturali negativi compensati però da positivi saldi migratori e caratterizzata da una elevata concentrazione nella fascia d'età comprese tra i 24 e i 44 anni; - il livello di qualità della vita in alcune aree della comunità regionale è caratterizzato da tassi di povertà elevati, da problemi di legalità - presenti soprattutto nelle aree interne - che ostacolano lo sviluppo economico, da difficoltà nel mercato del lavoro che potrebbero creare ulteriori fenomeni di marginalità, di disagio sociale e di emigrazione giovanile; - la bassa densità demografica, l'inadeguatezza della rete viaria, la limitata presenza di grandi agglomerati urbani ed il modello insediativo diffuso, caratteristico della regione, rendono problematica l'organizzazione di un sistema di servizi efficienti sul territorio, generando maggiori costi sia per i servizi socio-sanitari che per l'istruzione, determinando costi crescenti nell'organizzazione dei servizi alla popolazione e, in talune aree, anche dei servizi per il sistema produttivo; - la struttura del mercato del lavoro presenta tassi elevati di disoccupazione, in particolare della componente giovanile e femminile, e nel contempo tassi di attività e di occupazione più bassi rispetto alla media italiana, anche se lievemente superiori a quelli delle altre regioni del Mezzogiorno; - il mancato consolidamento del sistema produttivo regionale, alla luce dei processi di integrazione, globalizzazione e internazionalizzazione.....; - la capacità di innovare del sistema produttivo regionale nel suo insieme risulta modesta sia per le limitate dimensioni della popolazione presente e del sistema economico che per la forte presenza di piccole e medie imprese non sempre pronte a cogliere le potenzialità della ricerca e dell'innovazione; va tuttavia rilevato che la presenza e la crescita della struttura universitaria regionale e di alcuni centri di eccellenza possono concorrere al conseguimento di significativi risultati. .....; - una dotazione infrastrutturale (stradale e ferroviaria) ancora inadeguata, che rappresenta un vero e proprio nodo che tuttora condiziona le prospettive di sviluppo, penalizzando la circolazione delle persone e delle merci. Il sistema territoriale regionale nei confronti delle altre regioni europee appare fortemente carente, sia per ciò che attiene la maglia viaria fondamentale (gli importanti interventi avviati nella precedente fase di programmazione non sono ancora completati), sia per quanto riguarda la rete complementare di servizio alla costa e ai territori più interni; - lo scarso sviluppo di economie legate all'ambiente (valorizzazione delle risorse naturali) a fronte di un ampio fabbisogno di interventi nel sistema ambientale regionale, sia per tutelare che per ripristinare le valenze minacciate da eventi naturali e da altre calamità (dissesti idrogeologici)".

(2) Si tratta del pensiero  di Georgescu-Roegen ben illustrato da Mauro Bonaiuti (2001) e ripreso da Gianfranco Bottazzi, Sviluppo e sottosviluppo, Aisara 2007.

 

(3) Considerando principalmente dati quali: il divario significativo in relazione al PIL tra i Paesi della sponda Nord e Sud del Mediterraneo (nel 2006 i Paesi mediterranei dell'UE hanno contribuito al 75% dell'intero PIL dell'area); oppure:  nel 2006, la zona di cooperazione ha registrato una tendenza alla crescita economica nei Paesi partner mediterranei intorno al 5%...

 

(4) La Commissione europea ha avviato di recente il dibattito sul futuro della Politica di coesione e dei fondi strutturali per il periodo dal 2013 in poi (Regioni in crescita, Europa in crescita). Il dibattito sull'attuale periodo di programmazione, che ha visto ancora una volta la nostra Isola del tutto assente, è stato avviato nel 2001.

(5) Vedasi al riguardo la mia nota in: http://ue_sviluppolocale.blog.tiscali.it//PIL_BIL_1866433.shtml

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